
Palermo, 1647. Una città soffocata dalla fame e dalle tasse spagnole diventa il teatro di una rivolta leggendaria. Giuseppe d’Alesi, umile battiloro, trasforma il ritmo del suo martello in uno strumento di ribellione. Nominato “Capitano Generale del Popolo”, riesce nell’impossibile: sottomette i nobili, abolisce le gabelle e sogna un’autonomia siciliana. È l’ascesa folgorante di un leader nato dal popolo. Ma in Sicilia il potere è un veleno. L’aristocrazia, maestra nell’arte della calunnia, semina il sospetto tra la folla. Il sogno di d’Alesi si sgretola, tradito da chi giurava di seguirlo. La sua fine è brutale: assassinato, la sua testa esposta su una picca. Eppure, il mito resiste. Nelle notti di scirocco, riecheggia ancora il suo martello: il battito di chi ha osato sfidare l’ombra.
